Il primo articolo scientifico nato da Interstellar

I consulenti scientifici del kolossal di Christopher Nolan hanno pubblicato un paper a seguito delle ricerche per il film. Tratta, ovviamente, di buchi neri

interstellar

Che vi sia piaciuto o no, Interstellar di Christopher Nolan è stato certamente uno dei film più importanti e discussi dello scorso anno. Non poteva essere altrimenti, visto anche il budget di 165 milioni di dollari messo sul piatto dai produttori del kolossal. Poco prima della sua uscita ufficiale – e senza averlo visto – vi avevamo proposto qualche anticipazione sulla scienza contenuta nel film. Cui ha lavorato, in effetti, un’équipe di tutto rispetto, coordinata da Kip Thorne, uno dei fisici teorici più famosi al mondo, grande esperto di relatività generale e (naturalmente)buchi neri. Oggi, a oltre tre mesi dall’uscita del film nelle sale italiane, gli scienziati di Interstellar hanno pubblicato sulla rivistaClassical and quantum gravity un articolo in cui descrivono il codice informatico usato per generare le spettacolari animazioni di Gargantua, l’enorme buco nero rotante, e spiegano come il proprio lavoro al film ha portato a nuove scoperte scientifiche.

Usando il codice, in particolare, l’équipe di Interstellar ha scoperto cosa potrebbe succedere nella remotissima eventualità che una telecamera si trovi vicino a un buco nero in rapida rotazione (tralasciando il piccolo particolare che sarebbe immediatamente polverizzata, ma questa è un’altra storia): si vedrebbero le cosiddette caustiche, ossia raggi luminosi distorti dall’incontro della luce con lenti o specchi, generare diverse immagini sovrapposte delle stelle che circondano il buco nero e del piano della galassia in cui lo stesso buco risiede. Immagini che, spiegano gli scienziati, sono causate dalla gravità del buco nero, che distorce lo spazio circostante e avvolge le caustiche su sé stesse. Abbastanza complicato, lo riconosciamo. Ma chiunque abbia visto il film sa perfettamente di cosa stiamo parlando (consiglio per gli altri: correte a vederlo).

L’algoritmo messo a punto dagli scienziati ha permesso di mappare il percorso di milioni di raggi di luce e la loro evoluzione mentre transitavano nelle vicinanze di Gargantua. Un lavoro che, sottolineano gli autori dell’articolo, non era mai stato fatto prima con questo livello di chiarezza, precisione e dettaglio. “Questo nuovo approccio sarà di grande utilità per gli astrofisici come me”, spiega Thorpe. “Abbiamo bisogno di immagini così pulite”.“Una volta ultimato il nostro codice, che abbiamo chiamato Dngr, ovvero Double Negative Gravitational Renderer, continua Oliver James, un altro degli scienziati che ha lavorato al film, “abbiamo capito che sarebbe stato uno strumento facilmente adattabile per essere usato a fini di ricerca scientifica”. E così è stato. Una ragione in più per amare Interstellar.

Il primo articolo scientifico nato da Interstellar è stato pubblicato per la prima volta su Wired

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